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SUMMARY:MicroDanze
DESCRIPTION:Le MicroDanze al Verdi Off del Teatro Regio di Parma\nVenerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026 ore 21.00 \nIl Verdi Off Festival del Teatro Regio di Parma ospita un percorso itinerante composto da 7 MicroDanze che attraversano luoghi della cultura del centro storico di Parma per terminare negli spazi del Ridotto del Teatro Regio. Le MicroDanze sono Terra Piccola di Antonella Bertoni\, Afterimage di Philippe Kratz\, Eppur si muove di Francesca Lattuada\, Platform02 di Ina Lesnakowski\, Near Life Experience di Angelin Preljocaj e A Gig di Diego Tortelli. La settima MicroDanza è una prima assoluta creata per il Verdi off\, firmata dalla coreografa Dunja Jocić\, The Great Silence. \nMicroDanze nasce da un’intuizione di Gigi Cristoforetti per il CCN/Aterballetto: abbattere la barriera invisibile del palcoscenico e trasformare la danza in un incontro intimo\, quasi confidenziale. \nTERRA PICCOLA \n \nCoreografia di Antonella Bertoni\nMusica Kleintierschaukel – Kidz of Tibet (feat. Badau)\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / una danzatrice \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nAFTERIMAGE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Afterimage – chor Philippe Kratz – ph. Celeste Lombardi  \nCoreografia e set design Philippe Kratz\nMusica Pablo’s Eye\nVideoproiezioni OOOPSTUDIO \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nAfterimage (cioè “l’immagine residua”\, ovvero la permanenza sull’iride dei colori che abbiamo guardato fisso e a lungo) prende spunto da un racconto personale del performer che viene sviluppato su tre livelli che interagiscono tra di loro: la forma del movimento\, l’atmosfera dell’esperienza sonora e il colore rappresentato dalle proiezioni videoanimate. \nIn questo caso però Afterimage si traduce anche come la permanenza di un ricordo vissuto davanti agli occhi che non riviviamo necessariamente cronologicamente\, ma che ci rimane impresso come una sensazione nella quale ci addentriamo completamente. \nEPPUR SI MUOVE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Eppur si muove by Francesca Lattuada – ph. Christophe Bernard (9)  \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDurata 5 minuti / un danzatore \nAvvolto nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, un danzatore si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinato dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nPLATFORM02 \n© Festival de Granada | Fermín Rodríguez  \nCoreografia Ina Lesnakowski\nMusica Loscil\nSet design Carlo Cerri \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nPlatform02 è il mio primo approccio alla coreografia. L’idea che mi ha ispirata è semplice.\nÈ la sfida rivolta a un danzatore ad adattare il suo movimento ad uno spazio che viene continuamente ridotto. Concept che ben si sposa con l’impostazione del progetto MicroDanze\, dove il danzatore è già tenuto ad esibirsi in uno spazio limitato.\nAlcune domande\, che non possono che diventare sempre più attuali\, tracciano la strada di questo mio lavoro di ricerca.\nQuanto spazio ci diamo e quanto ci serve? Quali sono le conseguenze di uno spazio sempre minore per tutti? Quanto spazio vogliamo lasciare ad altre specie e alla natura?\nTutte le cose della vita hanno bisogno di spazio e di risorse per prosperare: questo conta per noi stessi\, per la natura\, per le arti.\nCosì\, partendo da qui\, insieme a Saul Daniele Ardillo ho voluto giocare con il rapporto tra lo spazio\, la piattaforma che ci viene data e il movimento\, le sue qualità\, le sue possibilità o i suoi limiti. \nIna Lesnakowski \nNEAR LIFE EXPERIENCE \n \nCoreografia Angelin Preljocaj\nMusica Air (Jean-Benoit Dunckel\, Nicolas Godin) \nDurata 9 minuti / 2 danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nNear life experience è la ricerca nelle diverse possibilità del corpo\, possibilità che si riferiscono a sensazioni intermedie. Ci avviciniamo a questo stato quando siamo particolarmente vicini a zone che aleggiano sul confine dell’esistenza\, a cui accediamo quando sveniamo\, oppure in trance\, in momenti di estasi o di orgasmo. Il senso di estasi e di svanimento\, di sensazione che abbaglia e il tentativo di esternare l’individualità si avvicina a questa esperienza. Il soggetto è altrove\, portato via da se stesso\, è rapito. Near life experience evoca tutto questo\, è un tentativo di prelevare se stessi dallo spazio e dal tempo. Una sorta di eclissi dell’io\, una ricerca attraverso questo immaginario amnios – una nuova scrittura nello spazio lasciato vuoto dal corpo. \nAngelin Preljocaj \nA GIG \n \nCoreografia Diego Tortelli\nCostumi Diego Tortelli\nRealizzazione costumi Nuvia Valestri\nMusica Atom TM\, Son Lux\nDurata 6 minuti / due danzatori \nUn GIG è un numero di apertura o di chiusura. Qualcosa di breve che serve a scaldare il pubblico o a dare la “buonanotte” a chi è venuto a vederci. \nIn “gergo rock” è spesso eseguito da un gruppo che è l’headliner di un evento. Non si tratta di un concerto completo\, ma di una piccola performance che in pochi minuti vuole catturare lo stile\, le vibrazioni e l’intensità della band. \nTHE GREAT SILENCE \nCoreografia Dunja Jocić\nDurata 10 minuti / due danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nCoproduzione Teatro Regio di Parma / Festival verdi \nThe Great Silence prende ispirazione dal tema dell’edizione di quest’anno del Festival Verdi\, “Mondi lontani”. Esplora l’idea di distanza\, silenzio e connessione tra universi possibili\, trasformando in gesto e movimento concetti che appartengono tanto al cosmo quanto alla dimensione interiore. \n\n 
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Badau)\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / una danzatrice \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nAFTERIMAGE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Afterimage – chor Philippe Kratz – ph. Celeste Lombardi  \nCoreografia e set design Philippe Kratz\nMusica Pablo’s Eye\nVideoproiezioni OOOPSTUDIO \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nAfterimage (cioè “l’immagine residua”\, ovvero la permanenza sull’iride dei colori che abbiamo guardato fisso e a lungo) prende spunto da un racconto personale del performer che viene sviluppato su tre livelli che interagiscono tra di loro: la forma del movimento\, l’atmosfera dell’esperienza sonora e il colore rappresentato dalle proiezioni videoanimate. \nIn questo caso però Afterimage si traduce anche come la permanenza di un ricordo vissuto davanti agli occhi che non riviviamo necessariamente cronologicamente\, ma che ci rimane impresso come una sensazione nella quale ci addentriamo completamente. \nEPPUR SI MUOVE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Eppur si muove by Francesca Lattuada – ph. Christophe Bernard (9)  \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDurata 5 minuti / un danzatore \nAvvolto nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, un danzatore si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinato dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nPLATFORM02 \n© Festival de Granada | Fermín Rodríguez  \nCoreografia Ina Lesnakowski\nMusica Loscil\nSet design Carlo Cerri \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nPlatform02 è il mio primo approccio alla coreografia. L’idea che mi ha ispirata è semplice.\nÈ la sfida rivolta a un danzatore ad adattare il suo movimento ad uno spazio che viene continuamente ridotto. Concept che ben si sposa con l’impostazione del progetto MicroDanze\, dove il danzatore è già tenuto ad esibirsi in uno spazio limitato.\nAlcune domande\, che non possono che diventare sempre più attuali\, tracciano la strada di questo mio lavoro di ricerca.\nQuanto spazio ci diamo e quanto ci serve? Quali sono le conseguenze di uno spazio sempre minore per tutti? Quanto spazio vogliamo lasciare ad altre specie e alla natura?\nTutte le cose della vita hanno bisogno di spazio e di risorse per prosperare: questo conta per noi stessi\, per la natura\, per le arti.\nCosì\, partendo da qui\, insieme a Saul Daniele Ardillo ho voluto giocare con il rapporto tra lo spazio\, la piattaforma che ci viene data e il movimento\, le sue qualità\, le sue possibilità o i suoi limiti. \nIna Lesnakowski \nNEAR LIFE EXPERIENCE \n \nCoreografia Angelin Preljocaj\nMusica Air (Jean-Benoit Dunckel\, Nicolas Godin) \nDurata 9 minuti / 2 danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nNear life experience è la ricerca nelle diverse possibilità del corpo\, possibilità che si riferiscono a sensazioni intermedie. Ci avviciniamo a questo stato quando siamo particolarmente vicini a zone che aleggiano sul confine dell’esistenza\, a cui accediamo quando sveniamo\, oppure in trance\, in momenti di estasi o di orgasmo. Il senso di estasi e di svanimento\, di sensazione che abbaglia e il tentativo di esternare l’individualità si avvicina a questa esperienza. Il soggetto è altrove\, portato via da se stesso\, è rapito. Near life experience evoca tutto questo\, è un tentativo di prelevare se stessi dallo spazio e dal tempo. Una sorta di eclissi dell’io\, una ricerca attraverso questo immaginario amnios – una nuova scrittura nello spazio lasciato vuoto dal corpo. \nAngelin Preljocaj \nA GIG \n \nCoreografia Diego Tortelli\nCostumi Diego Tortelli\nRealizzazione costumi Nuvia Valestri\nMusica Atom TM\, Son Lux\nDurata 6 minuti / due danzatori \nUn GIG è un numero di apertura o di chiusura. Qualcosa di breve che serve a scaldare il pubblico o a dare la “buonanotte” a chi è venuto a vederci. \nIn “gergo rock” è spesso eseguito da un gruppo che è l’headliner di un evento. Non si tratta di un concerto completo\, ma di una piccola performance che in pochi minuti vuole catturare lo stile\, le vibrazioni e l’intensità della band. \nTHE GREAT SILENCE \nCoreografia Dunja Jocić\nDurata 10 minuti / due danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nCoproduzione Teatro Regio di Parma / Festival verdi \nThe Great Silence prende ispirazione dal tema dell’edizione di quest’anno del Festival Verdi\, “Mondi lontani”. Esplora l’idea di distanza\, silenzio e connessione tra universi possibili\, trasformando in gesto e movimento concetti che appartengono tanto al cosmo quanto alla dimensione interiore. \n\n 
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DESCRIPTION:In occasione del Festival Aperto il CCN/Aterballetto con le MicroDanze esplora il Teatro Ariosto di Reggio Emilia\nTeatro Ariosto\, martedì 13 e mercoledì 14 ottobre 2026 ore 18.30 / 19.30 / 20.30 \nMartedì 13 e mercoledì 14 ottobre il Teatro Ariosto di Reggio Emilia nella cornice del Festival aperto ospita 7 MicroDanze: Platform02 di Ina Lesnakowski\, Eppur si muove di Francesca Lattuada\, Terra Piccola di Antonella Bertoni\, Afterimage di Philippe Kratz\, A Gig di Diego Tortelli\, Near Life Experience di Angelin Preljocaj e An Echo\, A Wave di Philippe Kratz. \nMicroDanze nasce da un’intuizione di Gigi Cristoforetti per il CCN/Aterballetto: abbattere la barriera invisibile del palcoscenico e trasformare la danza in un incontro intimo\, quasi confidenziale. \nPLATFORM 02 \n© Festival de Granada | Fermín Rodríguez  \nCoreografia Ina Lesnakowski\nMusica Loscil\nSet design Carlo Cerri \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nPlatform02 è il mio primo approccio alla coreografia. L’idea che mi ha ispirata è semplice.\nÈ la sfida rivolta a un danzatore ad adattare il suo movimento ad uno spazio che viene continuamente ridotto. Concept che ben si sposa con l’impostazione del progetto MicroDanze\, dove il danzatore è già tenuto ad esibirsi in uno spazio limitato.\nAlcune domande\, che non possono che diventare sempre più attuali\, tracciano la strada di questo mio lavoro di ricerca.\nQuanto spazio ci diamo e quanto ci serve? Quali sono le conseguenze di uno spazio sempre minore per tutti? Quanto spazio vogliamo lasciare ad altre specie e alla natura?\nTutte le cose della vita hanno bisogno di spazio e di risorse per prosperare: questo conta per noi stessi\, per la natura\, per le arti.\nCosì\, partendo da qui\, insieme a Saul Daniele Ardillo ho voluto giocare con il rapporto tra lo spazio\, la piattaforma che ci viene data e il movimento\, le sue qualità\, le sue possibilità o i suoi limiti. \nIna Lesnakowski \nEPPUR SI MUOVE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Eppur si muove by Francesca Lattuada – ph. Christophe Bernard (9)  \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDurata 5 minuti / un danzatore \nAvvolto nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, un danzatore si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinato dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nTERRA PICCOLA \n \nCoreografia di Antonella Bertoni\nMusica Kleintierschaukel – Kidz of Tibet (feat. Badau)\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / una danzatrice \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nAFTERIMAGE \n \nCoreografia e set design Philippe Kratz\nMusica Pablo’s Eye\nVideoproiezioni OOOPSTUDIO \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nAfterimage (cioè “l’immagine residua”\, ovvero la permanenza sull’iride dei colori che abbiamo guardato fisso e a lungo) prende spunto da un racconto personale del performer che viene sviluppato su tre livelli che interagiscono tra di loro: la forma del movimento\, l’atmosfera dell’esperienza sonora e il colore rappresentato dalle proiezioni videoanimate. \nIn questo caso però Afterimage si traduce anche come la permanenza di un ricordo vissuto davanti agli occhi che non riviviamo necessariamente cronologicamente\, ma che ci rimane impresso come una sensazione nella quale ci addentriamo completamente. \nA GIG \n \nCoreografia Diego Tortelli\nCostumi Diego Tortelli\nRealizzazione costumi Nuvia Valestri\nMusica Atom TM\, Son Lux\nDurata 6 minuti / due danzatori \nUn GIG è un numero di apertura o di chiusura. Qualcosa di breve che serve a scaldare il pubblico o a dare la “buonanotte” a chi è venuto a vederci. \nIn “gergo rock” è spesso eseguito da un gruppo che è l’headliner di un evento. Non si tratta di un concerto completo\, ma di una piccola performance che in pochi minuti vuole catturare lo stile\, le vibrazioni e l’intensità della band. \nNEAR LIFE EXPERIENCE \n \nCoreografia Angelin Preljocaj\nMusica Air (Jean-Benoit Dunckel\, Nicolas Godin) \nDurata 9 minuti / 2 danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nNear life experience è la ricerca nelle diverse possibilità del corpo\, possibilità che si riferiscono a sensazioni intermedie. Ci avviciniamo a questo stato quando siamo particolarmente vicini a zone che aleggiano sul confine dell’esistenza\, a cui accediamo quando sveniamo\, oppure in trance\, in momenti di estasi o di orgasmo. Il senso di estasi e di svanimento\, di sensazione che abbaglia e il tentativo di esternare l’individualità si avvicina a questa esperienza. Il soggetto è altrove\, portato via da se stesso\, è rapito. Near life experience evoca tutto questo\, è un tentativo di prelevare se stessi dallo spazio e dal tempo. Una sorta di eclissi dell’io\, una ricerca attraverso questo immaginario amnios – una nuova scrittura nello spazio lasciato vuoto dal corpo. \nAngelin Preljocaj \nAN ECHO\, A WAVE \n \nCoreografia di Philippe Kratz\nSound Designer Tommaso Michelini\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / due danzatori \nUn duetto ispirato al Mediterraneo come spazio simbolico di incontri\, partenze e trasformazioni\, in cui il movimento dei danzatori rispecchia il flusso ininterrotto del mare e le sue contraddizioni: meraviglia e tragedia\, vicinanza e distanza. \n\n 
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LOCATION:Teatro Ariosto\, Corso Benedetto Cairoli 1\, Reggio Emilia\, 42121\, Italy
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DESCRIPTION:In occasione del Festival Aperto il CCN/Aterballetto con le MicroDanze esplora il Teatro Ariosto di Reggio Emilia\nTeatro Ariosto\, martedì 13 e mercoledì 14 ottobre 2026 ore 18.30 / 19.30 / 20.30 \nMartedì 13 e mercoledì 14 ottobre il Teatro Ariosto di Reggio Emilia nella cornice del Festival aperto ospita 7 MicroDanze: Platform02 di Ina Lesnakowski\, Eppur si muove di Francesca Lattuada\, Terra Piccola di Antonella Bertoni\, Afterimage di Philippe Kratz\, A Gig di Diego Tortelli\, Near Life Experience di Angelin Preljocaj e An Echo\, A Wave di Philippe Kratz. \nMicroDanze nasce da un’intuizione di Gigi Cristoforetti per il CCN/Aterballetto: abbattere la barriera invisibile del palcoscenico e trasformare la danza in un incontro intimo\, quasi confidenziale. \nPLATFORM 02 \n© Festival de Granada | Fermín Rodríguez  \nCoreografia Ina Lesnakowski\nMusica Loscil\nSet design Carlo Cerri \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nPlatform02 è il mio primo approccio alla coreografia. L’idea che mi ha ispirata è semplice.\nÈ la sfida rivolta a un danzatore ad adattare il suo movimento ad uno spazio che viene continuamente ridotto. Concept che ben si sposa con l’impostazione del progetto MicroDanze\, dove il danzatore è già tenuto ad esibirsi in uno spazio limitato.\nAlcune domande\, che non possono che diventare sempre più attuali\, tracciano la strada di questo mio lavoro di ricerca.\nQuanto spazio ci diamo e quanto ci serve? Quali sono le conseguenze di uno spazio sempre minore per tutti? Quanto spazio vogliamo lasciare ad altre specie e alla natura?\nTutte le cose della vita hanno bisogno di spazio e di risorse per prosperare: questo conta per noi stessi\, per la natura\, per le arti.\nCosì\, partendo da qui\, insieme a Saul Daniele Ardillo ho voluto giocare con il rapporto tra lo spazio\, la piattaforma che ci viene data e il movimento\, le sue qualità\, le sue possibilità o i suoi limiti. \nIna Lesnakowski \nEPPUR SI MUOVE \nFND Aterballetto – MicroDanze – Eppur si muove by Francesca Lattuada – ph. Christophe Bernard (9)  \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDurata 5 minuti / un danzatore \nAvvolto nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, un danzatore si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinato dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nTERRA PICCOLA \n \nCoreografia di Antonella Bertoni\nMusica Kleintierschaukel – Kidz of Tibet (feat. Badau)\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / una danzatrice \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nAFTERIMAGE \n \nCoreografia e set design Philippe Kratz\nMusica Pablo’s Eye\nVideoproiezioni OOOPSTUDIO \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nAfterimage (cioè “l’immagine residua”\, ovvero la permanenza sull’iride dei colori che abbiamo guardato fisso e a lungo) prende spunto da un racconto personale del performer che viene sviluppato su tre livelli che interagiscono tra di loro: la forma del movimento\, l’atmosfera dell’esperienza sonora e il colore rappresentato dalle proiezioni videoanimate. \nIn questo caso però Afterimage si traduce anche come la permanenza di un ricordo vissuto davanti agli occhi che non riviviamo necessariamente cronologicamente\, ma che ci rimane impresso come una sensazione nella quale ci addentriamo completamente. \nA GIG \n \nCoreografia Diego Tortelli\nCostumi Diego Tortelli\nRealizzazione costumi Nuvia Valestri\nMusica Atom TM\, Son Lux\nDurata 6 minuti / due danzatori \nUn GIG è un numero di apertura o di chiusura. Qualcosa di breve che serve a scaldare il pubblico o a dare la “buonanotte” a chi è venuto a vederci. \nIn “gergo rock” è spesso eseguito da un gruppo che è l’headliner di un evento. Non si tratta di un concerto completo\, ma di una piccola performance che in pochi minuti vuole catturare lo stile\, le vibrazioni e l’intensità della band. \nNEAR LIFE EXPERIENCE \n \nCoreografia Angelin Preljocaj\nMusica Air (Jean-Benoit Dunckel\, Nicolas Godin) \nDurata 9 minuti / 2 danzatori \nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto\ncoproduzione Fondazione Palazzo Magnani\nnell’ambito di An ideal city\, progetto di arte pubblica in partnership con Les Halles de Schaerbeek – Bruxelles e Greek National Opera – Atene\, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea \nNear life experience è la ricerca nelle diverse possibilità del corpo\, possibilità che si riferiscono a sensazioni intermedie. Ci avviciniamo a questo stato quando siamo particolarmente vicini a zone che aleggiano sul confine dell’esistenza\, a cui accediamo quando sveniamo\, oppure in trance\, in momenti di estasi o di orgasmo. Il senso di estasi e di svanimento\, di sensazione che abbaglia e il tentativo di esternare l’individualità si avvicina a questa esperienza. Il soggetto è altrove\, portato via da se stesso\, è rapito. Near life experience evoca tutto questo\, è un tentativo di prelevare se stessi dallo spazio e dal tempo. Una sorta di eclissi dell’io\, una ricerca attraverso questo immaginario amnios – una nuova scrittura nello spazio lasciato vuoto dal corpo. \nAngelin Preljocaj \nAN ECHO\, A WAVE \n \nCoreografia di Philippe Kratz\nSound Designer Tommaso Michelini\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti / due danzatori \nUn duetto ispirato al Mediterraneo come spazio simbolico di incontri\, partenze e trasformazioni\, in cui il movimento dei danzatori rispecchia il flusso ininterrotto del mare e le sue contraddizioni: meraviglia e tragedia\, vicinanza e distanza. \n\n 
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SUMMARY:CENERI / DOPPIOGIOCO
DESCRIPTION:In occasione del Festival Aperto il CCN/Aterballetto presenta in prima assoluta CENERI di Marcos Morau e DOPPIOGIOCO di Philippe Kratz.\nTeatro Municipale Romolo Valli – sabato 7 novembre 2026 ore 20.30 e domenica 8 novembre 2026 ore 17.00 \nIl Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto presenta in prima assoluta una serata composta da due nuove creazioni firmate da alcuni tra i più interessanti autori della scena contemporanea: CENERI di Marcos Morau e DOPPIOGIOCO di Philippe Kratz con drammaturgia e scene di Fabio Cherstich. \nUna serata dove il ritorno di Marcos Morau si lega a uno dei più significativi intellettuali italiani del Novecento\, Pier Paolo Pasolini. Dopo il successo di Notte Morricone\, il coreografo torna a lavorare per la compagnia con CENERI\, opera ispirata al pensiero pasoliniano e al nostro presente contemporaneo. Accanto\, Philippe Kratz\, ex danzatore di punta della compagnia e coreografo consolidato sulla scena internazionale\, crea DOPPIOGIOCO\, una nuova opera per otto danzatori in cui il basket diventa metafora di conflitto\, appartenenza e sincronizzazione improvvisa. Due linguaggi diversi per interrogare insieme come i corpi si organizzano\, si dividono\, si ricompongono. \nCENERI \nCENERI \nREGIA E COREOGRAFIA MARCOS MORAU\nSOUND DESIGN ALEX RÖSER VATICHÉ\, BEN MEERWEIN\nCOSTUMI SILVIA DELAGNEAU\nLUCI CUBE \nPRODUZIONE FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO\nCOPRODUZIONE FESTIVAL APERTO / FONDAZIONE I TEATRI DI REGGIO EMILIA \nCiò che inizia come una celebrazione collettiva si trasforma progressivamente in una cerimonia di commiato. Alcuni corpi vengono allontanati\, velati e simbolicamente sepolti da coloro che restano. Cenere e acqua cadono su di loro in un gesto che oscilla tra la punizione\, il lutto e la benedizione. \nFin dall’antichità\, le comunità hanno costruito rituali per onorare i propri morti e custodirne la memoria. Seppellire\, coprire\, lavare o vegliare un corpo non è mai stato soltanto un atto di addio\, ma anche un modo per riconoscere che l’esistenza individuale continua a vivere nella storia collettiva. I morti rimangono tra i vivi attraverso il ricordo\, i racconti condivisi e i gesti che una comunità decide di preservare. \nIn Ceneri\, la cenere rimanda tanto alla scomparsa quanto alla permanenza. È ciò che resta dopo il passaggio del tempo\, ma è anche la traccia materiale di una vita che si rifiuta di svanire completamente. L’acqua\, invece\, agisce come elemento di transizione e trasformazione: purifica\, accompagna\, benedice e permette il passaggio da uno stato all’altro. Insieme\, cenere e acqua trasformano la scena in un rito ambiguo\, nel quale non sappiamo se stiamo assistendo a un’espulsione\, a un funerale o a un gesto d’amore collettivo. \nLa danza\, la parola\, la musica e la forza del coro trasformano il palcoscenico in uno spazio di confronto politico ed emotivo. Come in Pasolini\, le ceneri non sono soltanto il residuo di qualcosa che è scomparso. Sono la traccia persistente di una domanda che continua ad accompagnarci. \nL’immagine più contemporanea dell’opera non è soltanto quella di una comunità che si immunizza contro l’altro\, ma quella di una generazione che cerca disperatamente di appartenere a qualcosa mentre teme di perdere ciò che la rende unica. In questa tensione convergono Gramsci\, Pasolini e il nostro presente. \nMarcos Morau – regista e coreografo \nDOPPIOGIOCO \nDOPPIOGIOCO \nCOREOGRAFIA PHILIPPE KRATZ\nDRAMMATURGIA E SCENE FABIO CHERSTICH\nSOUND DESIGN LUCA MARIA BALDINI\nCOSTUMI PATRICIA VILLIRILLO\nLUCI VALERIO TIBERI \nPRODUZIONE FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO\nCOPRODUZIONE FESTIVAL APERTO / FONDAZIONE I TEATRI DI REGGIO EMILIA \nDentro una scatola nera\, lo spazio è inciso da strisce di luce bianca: un ring\, un campo\, un confine che pretende di decidere chi siamo. Due canestri gemelli\, doppi\, sono sentinelle immobili\, totem di conquista e fallimento\, obiettivi che brillano e si oscurano a seconda di chi li guarda. Tutto è pronto e nulla è stabile: il gioco può cominciare in qualsiasi momento\, anche quando nessuno è pronto davvero. \nI corpi entrano\, si riconoscono\, diffidano l’uno dell’altra\, si dividono in squadre senza saperne il motivo\, si alleano per istinto\, si tradiscono per necessità. Ogni gesto è un tentativo\, vibra come un presagio\, ogni passo è un calcolo o un tremito. Il riscaldamento non prepara\, ma rivela: le tensioni\, i sospetti\, i silenzi prima dello scatto. \nAl centro\, la palla. Peso\, promessa\, minaccia. Quando cade\, esplode: non è un rimbalzo\, è una bomba che apre crepe nel terreno\, nel respiro\, nel rapporto tra i corpi. Ogni passaggio è un rischio\, ogni tiro una confessione. Ci si affida all’altro per istinto\, o lo si colpisce con la precisione di un gesto necessario. Ci si protegge e ci si ferisce con la stessa energia. \nI tiri alla cieca attraversano l’aria come preghiere o sfide rivolte al vuoto: chi lancia non può sapere se colpirà il bersaglio o la memoria di un intento mancato. In quell’attimo sospeso tutti trattengono il fiato: non è il canestro a contare\, ma il coraggio di non guardare\, di lasciare andare ciò che non può essere controllato. \nE poi il gruppo esplode\, implode\, si divora\, si sostiene. Uno contro tutti. Tutti contro uno. Folla contro solitudine\, e solitudine che a volte grida più forte della folla. Le regole esistono solo per essere infrante\, il ring è una gabbia solo per chi non osa attraversarlo. Ci si spinge\, ci si solleva\, ci si ostacola come in ogni giorno delle nostre vite\, dove l’amore e la competizione convivono nello stesso gesto. \nMa a un certo punto\, senza preavviso\, i corpi si sincronizzano. Le due squadre si sciolgono\, si ricompongono in un’unica creatura respirante. È un attimo fragile e assoluto: la geometria del campo diventa una guida\, non più una barriera. Il conflitto si fa danza\, la lotta diventa ascolto. Non c’è più vittoria da cercare\, solo un equilibrio improvviso\, prezioso come una tregua.\nPoi il caos ritorna\, perché è nella nostra natura. Le alleanze si disfano\, la traiettoria del pallone si spezza di nuovo nell’aria\, si moltiplica come i dubbi\, come i tentativi. I palloni cadono uno dopo l’altro\, bombe lente che raccontano ciò che è stato perso e ciò che potrebbe ancora accadere.
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Accanto\, Philippe Kratz\, ex danzatore di punta della compagnia e coreografo consolidato sulla scena internazionale\, crea DOPPIOGIOCO\, una nuova opera per otto danzatori in cui il basket diventa metafora di conflitto\, appartenenza e sincronizzazione improvvisa. Due linguaggi diversi per interrogare insieme come i corpi si organizzano\, si dividono\, si ricompongono. \nCENERI \nCENERI \nREGIA E COREOGRAFIA MARCOS MORAU\nSOUND DESIGN ALEX RÖSER VATICHÉ\, BEN MEERWEIN\nCOSTUMI SILVIA DELAGNEAU\nLUCI CUBE \nPRODUZIONE FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO\nCOPRODUZIONE FESTIVAL APERTO / FONDAZIONE I TEATRI DI REGGIO EMILIA \nCiò che inizia come una celebrazione collettiva si trasforma progressivamente in una cerimonia di commiato. Alcuni corpi vengono allontanati\, velati e simbolicamente sepolti da coloro che restano. Cenere e acqua cadono su di loro in un gesto che oscilla tra la punizione\, il lutto e la benedizione. \nFin dall’antichità\, le comunità hanno costruito rituali per onorare i propri morti e custodirne la memoria. Seppellire\, coprire\, lavare o vegliare un corpo non è mai stato soltanto un atto di addio\, ma anche un modo per riconoscere che l’esistenza individuale continua a vivere nella storia collettiva. I morti rimangono tra i vivi attraverso il ricordo\, i racconti condivisi e i gesti che una comunità decide di preservare. \nIn Ceneri\, la cenere rimanda tanto alla scomparsa quanto alla permanenza. È ciò che resta dopo il passaggio del tempo\, ma è anche la traccia materiale di una vita che si rifiuta di svanire completamente. L’acqua\, invece\, agisce come elemento di transizione e trasformazione: purifica\, accompagna\, benedice e permette il passaggio da uno stato all’altro. Insieme\, cenere e acqua trasformano la scena in un rito ambiguo\, nel quale non sappiamo se stiamo assistendo a un’espulsione\, a un funerale o a un gesto d’amore collettivo. \nLa danza\, la parola\, la musica e la forza del coro trasformano il palcoscenico in uno spazio di confronto politico ed emotivo. Come in Pasolini\, le ceneri non sono soltanto il residuo di qualcosa che è scomparso. Sono la traccia persistente di una domanda che continua ad accompagnarci. \nL’immagine più contemporanea dell’opera non è soltanto quella di una comunità che si immunizza contro l’altro\, ma quella di una generazione che cerca disperatamente di appartenere a qualcosa mentre teme di perdere ciò che la rende unica. In questa tensione convergono Gramsci\, Pasolini e il nostro presente. \nMarcos Morau – regista e coreografo \nDOPPIOGIOCO \nDOPPIOGIOCO \nCOREOGRAFIA PHILIPPE KRATZ\nDRAMMATURGIA E SCENE FABIO CHERSTICH\nSOUND DESIGN LUCA MARIA BALDINI\nCOSTUMI PATRICIA VILLIRILLO\nLUCI VALERIO TIBERI \nPRODUZIONE FONDAZIONE NAZIONALE DELLA DANZA / ATERBALLETTO\nCOPRODUZIONE FESTIVAL APERTO / FONDAZIONE I TEATRI DI REGGIO EMILIA \nDentro una scatola nera\, lo spazio è inciso da strisce di luce bianca: un ring\, un campo\, un confine che pretende di decidere chi siamo. Due canestri gemelli\, doppi\, sono sentinelle immobili\, totem di conquista e fallimento\, obiettivi che brillano e si oscurano a seconda di chi li guarda. Tutto è pronto e nulla è stabile: il gioco può cominciare in qualsiasi momento\, anche quando nessuno è pronto davvero. \nI corpi entrano\, si riconoscono\, diffidano l’uno dell’altra\, si dividono in squadre senza saperne il motivo\, si alleano per istinto\, si tradiscono per necessità. Ogni gesto è un tentativo\, vibra come un presagio\, ogni passo è un calcolo o un tremito. Il riscaldamento non prepara\, ma rivela: le tensioni\, i sospetti\, i silenzi prima dello scatto. \nAl centro\, la palla. Peso\, promessa\, minaccia. Quando cade\, esplode: non è un rimbalzo\, è una bomba che apre crepe nel terreno\, nel respiro\, nel rapporto tra i corpi. Ogni passaggio è un rischio\, ogni tiro una confessione. Ci si affida all’altro per istinto\, o lo si colpisce con la precisione di un gesto necessario. Ci si protegge e ci si ferisce con la stessa energia. \nI tiri alla cieca attraversano l’aria come preghiere o sfide rivolte al vuoto: chi lancia non può sapere se colpirà il bersaglio o la memoria di un intento mancato. In quell’attimo sospeso tutti trattengono il fiato: non è il canestro a contare\, ma il coraggio di non guardare\, di lasciare andare ciò che non può essere controllato. \nE poi il gruppo esplode\, implode\, si divora\, si sostiene. Uno contro tutti. Tutti contro uno. Folla contro solitudine\, e solitudine che a volte grida più forte della folla. Le regole esistono solo per essere infrante\, il ring è una gabbia solo per chi non osa attraversarlo. Ci si spinge\, ci si solleva\, ci si ostacola come in ogni giorno delle nostre vite\, dove l’amore e la competizione convivono nello stesso gesto. \nMa a un certo punto\, senza preavviso\, i corpi si sincronizzano. Le due squadre si sciolgono\, si ricompongono in un’unica creatura respirante. È un attimo fragile e assoluto: la geometria del campo diventa una guida\, non più una barriera. Il conflitto si fa danza\, la lotta diventa ascolto. Non c’è più vittoria da cercare\, solo un equilibrio improvviso\, prezioso come una tregua.\nPoi il caos ritorna\, perché è nella nostra natura. Le alleanze si disfano\, la traiettoria del pallone si spezza di nuovo nell’aria\, si moltiplica come i dubbi\, come i tentativi. I palloni cadono uno dopo l’altro\, bombe lente che raccontano ciò che è stato perso e ciò che potrebbe ancora accadere.
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DESCRIPTION:In occasione del Festival Xenos il CCN/Aterballetto con le MicroDanze esplora il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena.\nSanta Maria della Scala\, venerdì 13 novembre 2026 ore 18.00 / 20.00 \nVenerdì 13 novembre il complesso museale di Santa Maria della Scala nella cornice del Festival Xenos ospita 4 MicroDanze: Eppur si muove di Francesca Lattuada\, Terra Piccola di Antonella Bertoni\, Soft P. di Diego Tortelli e An Echo\, A Wave di Philippe Kratz. \nMicroDanze nasce da un’intuizione di Gigi Cristoforetti per il CCN/Aterballetto: abbattere la barriera invisibile del palcoscenico e trasformare la danza in un incontro intimo\, quasi confidenziale. \nEPPUR SI MUOVE \n \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDanzatrice Vittoria Franchina\nDurata 5 minuti \nAvvolta nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, una danzatrice si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinata dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nTERRA PICCOLA \n \nCoreografia di Antonella Bertoni\nMusica Kleintierschaukel – Kidz of Tibet (feat. Badau)\nDanzatrice Matilde Di Ciolo\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto \nDurata 10 minuti \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nSOFT P. \n \nCoreografia Diego Tortelli\nMusica Tindersticks\nDanzatori Veronica Galdo\, Matteo Capetola\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 6 minuti \nÈ una danza pensata per abitare spazi sempre diversi\, luoghi non concepiti per accoglierla\, ma che vengono trasformati dalla sua presenza. La sensualità diventa il dispositivo attraverso cui questi spazi vengono attraversati e resi abitabili. \nNel farsi osservare e nell’osservare si genera una tensione emotiva sottile\, condivisa\, fatta di rispetto e vulnerabilità reciproca. Una prossimità che non invade\, ma sfiora. \nAN ECHO\, A WAVE \n \nCoreografia di Philippe Kratz\nSound Designer Tommaso Michelini\nDanzatori Gaia Mondini\, Kiran Gezels\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti \nUn duetto ispirato al Mediterraneo come spazio simbolico di incontri\, partenze e trasformazioni\, in cui il movimento dei danzatori rispecchia il flusso ininterrotto del mare e le sue contraddizioni: meraviglia e tragedia\, vicinanza e distanza. \n\n 
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DESCRIPTION:In occasione del Festival Xenos il CCN/Aterballetto con le MicroDanze esplora il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena.\nSanta Maria della Scala\, venerdì 13 novembre 2026 ore 18.00 / 20.00 \nVenerdì 13 novembre il complesso museale di Santa Maria della Scala nella cornice del Festival Xenos ospita 4 MicroDanze: Eppur si muove di Francesca Lattuada\, Terra Piccola di Antonella Bertoni\, Soft P. di Diego Tortelli e An Echo\, A Wave di Philippe Kratz. \nMicroDanze nasce da un’intuizione di Gigi Cristoforetti per il CCN/Aterballetto: abbattere la barriera invisibile del palcoscenico e trasformare la danza in un incontro intimo\, quasi confidenziale. \nEPPUR SI MUOVE \n \nCoreografia Francesca Lattuada\nMusica Ludwig Van Beethoven (Sinfonia n. 7 – Secondo movimento – Allegretto)\nCostumi Bruno Fatalot\nDanzatrice Vittoria Franchina\nDurata 5 minuti \nAvvolta nel raffinato e impalpabile costume di Bruno Fatalot\, una danzatrice si muove solennemente su un barile-piedistallo\, trascinata dalla nota dolente e misteriosa dell’Allegretto di Beethoven. La sua danza affascina e seduce\, imponente come un canto di preghiera. \nTERRA PICCOLA \n \nCoreografia di Antonella Bertoni\nMusica Kleintierschaukel – Kidz of Tibet (feat. Badau)\nDanzatrice Matilde Di Ciolo\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto \nDurata 10 minuti \nCorpo che si fa lavorare dalla terra dialoga con lontananze\, furiosamente in trance\, e dai bruschi arresti; sprigiona\, freme\, chiede\, batte\, gira\, scappa e ride\, salta e vola. Una danza compressa\, chiusa in un recinto geografico (e culturale)\, che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta \nSOFT P. \n \nCoreografia Diego Tortelli\nMusica Tindersticks\nDanzatori Veronica Galdo\, Matteo Capetola\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 6 minuti \nÈ una danza pensata per abitare spazi sempre diversi\, luoghi non concepiti per accoglierla\, ma che vengono trasformati dalla sua presenza. La sensualità diventa il dispositivo attraverso cui questi spazi vengono attraversati e resi abitabili. \nNel farsi osservare e nell’osservare si genera una tensione emotiva sottile\, condivisa\, fatta di rispetto e vulnerabilità reciproca. Una prossimità che non invade\, ma sfiora. \nAN ECHO\, A WAVE \n \nCoreografia di Philippe Kratz\nSound Designer Tommaso Michelini\nDanzatori Gaia Mondini\, Kiran Gezels\nUna produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto\nDurata 10 minuti \nUn duetto ispirato al Mediterraneo come spazio simbolico di incontri\, partenze e trasformazioni\, in cui il movimento dei danzatori rispecchia il flusso ininterrotto del mare e le sue contraddizioni: meraviglia e tragedia\, vicinanza e distanza. \n\n 
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DESCRIPTION:Il 28 e 29 novembre il CCN/Aterballetto danza Notte Morricone nella stagione del Teatro Comunale di Bologna\, per la prima volta in Italia accompagnato dall’orchestra. \nIl 28 e 29 novembre 2026\, al Teatro EuropAuditorium di Bologna\, Aterballetto presenta l’omaggio alla musica di Ennio Morricone all’interno della stagione danza del Teatro Comunale di Bologna. Per la prima volta in Italia queste due repliche sono suonate dal vivo dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna sotto la bacchetta del Maestro Maurizio Billi. \n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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DESCRIPTION:Aterballetto è a L’arc scène nationale di Le Creusot il 2 dicembre 2026.\nIl CCN/Aterballetto propone un vero e proprio concerto in danza. Preludio di Diego Tortelli è una preghiera profana\, ispirata alla scrittura di Nick Cave: cinque danzatori diventano stimoli emotivi\, incarnando ossessioni\, dipendenze e desideri in un inno al corpo e alla sua trasformazione continua. In An echo\, a wave di Philippe Kratz il fluire dei movimento dei due danzatori richiama il moto del mare. Reconciliatio è un delicato passo a due femminile di Angelin Preljocaj sulle note del Chiaro di luna di Beethoven. Solo Echo di Crystal Pite\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. \n\n\n 
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DESCRIPTION:Aterballetto è al Thêatre du Vellein di Villefontaine il 3 dicembre 2026.\nIl CCN/Aterballetto propone un vero e proprio concerto in danza. Preludio di Diego Tortelli è una preghiera profana\, ispirata alla scrittura di Nick Cave: cinque danzatori diventano stimoli emotivi\, incarnando ossessioni\, dipendenze e desideri in un inno al corpo e alla sua trasformazione continua. In An echo\, a wave di Philippe Kratz il fluire dei movimento dei due danzatori richiama il moto del mare. Reconciliatio è un delicato passo a due femminile di Angelin Preljocaj sulle note del Chiaro di luna di Beethoven. Solo Echo di Crystal Pite\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. \n\n\n 
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DESCRIPTION:Il CCN/Aterballetto danza Notte Morricone al Grand Théâtre Massenet di Saint-Étienne il 5 dicembre 2026. \n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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DESCRIPTION:Il CCN/Aterballetto danza Notte Morricone al Teatro Calderòn di Valladolid dal 15 al 17 gennaio 2027.\n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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SUMMARY:Solo Echo / Rhapsody in blue / Ceneri
DESCRIPTION:Aterballetto danza al Wolubilis di Bruxelles dal 26 al 28 gennaio 2027.\nAterballetto danza al Wolubilis\, polo culturale che a Bruxelles rappresenta uno dei centri più vitali per le arti contemporanee\, dove convivono teatro\, danza\, arti visive e residenze artistiche. \nIn scena Solo Echo di Crystal Pite che\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. A seguire Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich\, coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. L’ultima coreografia Ceneri è la nuova produzione di Marcos Morau ispirata al pensiero di Pier Paolo Pasolini\, un rituale collettivo dove corpi vengono velati e sepolti in un gesto oscillante tra lutto\, benedizione e resistenza. Cenere e acqua trasformano la scena in uno spazio dove la memoria collettiva confronta il nostro presente\, interrogando cosa significhi davvero appartenere a qualcosa mentre si teme di perdersi.
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LOCATION:Wolubilis\, Cours Paul-Henri Spaak 1\, Bruxelles\, 1200\, Belgium
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SUMMARY:Solo Echo / Rhapsody in blue / Ceneri
DESCRIPTION:Aterballetto danza al Wolubilis di Bruxelles dal 26 al 28 gennaio 2027.\nAterballetto danza al Wolubilis\, polo culturale che a Bruxelles rappresenta uno dei centri più vitali per le arti contemporanee\, dove convivono teatro\, danza\, arti visive e residenze artistiche. \nIn scena Solo Echo di Crystal Pite che\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. A seguire Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich\, coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. L’ultima coreografia Ceneri è la nuova produzione di Marcos Morau ispirata al pensiero di Pier Paolo Pasolini\, un rituale collettivo dove corpi vengono velati e sepolti in un gesto oscillante tra lutto\, benedizione e resistenza. Cenere e acqua trasformano la scena in uno spazio dove la memoria collettiva confronta il nostro presente\, interrogando cosa significhi davvero appartenere a qualcosa mentre si teme di perdersi.
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LOCATION:Wolubilis\, Cours Paul-Henri Spaak 1\, Bruxelles\, 1200\, Belgium
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SUMMARY:Rhapsody in blue / An Echo\, A Wave / Reconciliatio / Solo Echo
DESCRIPTION:Il CCN/Aterballetto danza a Fulda\, in Germania\, il 3 febbraio 2027.\nIl CCN/Aterballetto propone un vero e proprio concerto in danza. Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich è una coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. In An echo\, a wave di Philippe Kratz il fluire dei movimento dei due danzatori richiama il moto del mare. Reconciliatio è un delicato passo a due femminile di Angelin Preljocaj sulle note del Chiaro di luna di Beethoven. Solo Echo di Crystal Pite\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. \n\n\n 
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SUMMARY:Rhapsody in blue / An Echo\, A Wave / Reconciliatio / Solo Echo
DESCRIPTION:Aterballetto è al Teatro Fraschini di Pavia il 13 febbraio 2026.\nIl CCN/Aterballetto propone un vero e proprio concerto in danza. Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich è una coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. In An echo\, a wave di Philippe Kratz il fluire dei movimento dei due danzatori richiama il moto del mare. Reconciliatio è un delicato passo a due femminile di Angelin Preljocaj sulle note del Chiaro di luna di Beethoven. Solo Echo di Crystal Pite\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. \n\n\n 
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LOCATION:Teatro Fraschini\, Corso Strada Nuova\, 136\, Pavia\, Italia
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SUMMARY:NOTTE MORRICONE
DESCRIPTION:Aterballetto danza Notte Morricone di Marcos Morau a Ludwigshafen il 17 febbraio 2026.\n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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SUMMARY:NOTTE MORRICONE
DESCRIPTION:Aterballetto danza Notte Morricone di Marcos Morau a Colonia il 20 e 21 febbraio 2026.\n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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SUMMARY:NOTTE MORRICONE
DESCRIPTION:Aterballetto danza Notte Morricone di Marcos Morau a Colonia il 20 e 21 febbraio 2026.\n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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LOCATION:Opernhaus Köln\, Rheinparkweg 1\, Köln\, 50679\, Germany
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DESCRIPTION:Aterballetto danza Notte Morricone di Marcos Morau a Schaffhausen il 25 febbraio 2026.\n“Io\, Ennio Morricone\, sono morto”\, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica\, invece\, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci\, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi\, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo\, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo.\nNotte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo\, che solo e stordito davanti ai suoi fogli\, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora\, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza.\nMarcos Morau – Regista e coreografo \n\nImpossibile descrivere Notte Morricone\, pezzo magistrale che arriva a flutti allo spettatore\, lo abbraccia con onde emotive\, lo cattura nella memoria di melodie intramontabili sopravvissute di gran lunga alle immagini che le hanno generate. Incantevole pure la coreografia cesellata e sempre poetica\, composta con maniacale attenzione al dettaglio: gambe e collo sembrano privi di giunture\, si flettono e scattano ritmicamente come metronomi.\nMaria Luisa Buzzi – Danza&Danza \nScopri di più » \nDurata 90′\n 
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SUMMARY:Solo Echo / Rhapsody in blue / Glory Hall
DESCRIPTION:Aterballetto danza a Aix-en-Provence il 5\, 6 e 7 marzo 2027.\nIn scena Solo Echo di Crystal Pite che\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. A seguire Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich\, coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. L’ultima coreografia Glory Hall è la nuova produzione firmata da Diego Tortelli\, che regala alla compagnia e al pubblico un affresco di sensualità e travolgente vitalità.
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LOCATION:Grand Théâtre de Provence\, 380 Av. Max Juvénal\, Aix-en-Provence\, 13100\, France
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DESCRIPTION:Aterballetto danza a Aix-en-Provence il 5\, 6 e 7 marzo 2027.\nIn scena Solo Echo di Crystal Pite che\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. A seguire Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich\, coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. L’ultima coreografia Glory Hall è la nuova produzione firmata da Diego Tortelli\, che regala alla compagnia e al pubblico un affresco di sensualità e travolgente vitalità.
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DESCRIPTION:Aterballetto danza a Aix-en-Provence il 5\, 6 e 7 marzo 2027.\nIn scena Solo Echo di Crystal Pite che\, attraverso le sonate per pianoforte e violoncello di Brahms\, invoca l’inverno per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. A seguire Rhapsody in blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich\, coreografia divertente\, vivace\, come l’omonimo brano di Gershwin. L’ultima coreografia Glory Hall è la nuova produzione firmata da Diego Tortelli\, che regala alla compagnia e al pubblico un affresco di sensualità e travolgente vitalità.
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