Si può creare con il corpo solo sopra un palcoscenico? La nostra risposta è no. Negli ultimi anni il CCN/Aterballetto ha ampliato la propria ricerca oltre la scena, esplorando la relazione tra danza, audiovisivo e tecnologie immersive.
La realtà virtuale è stata una svolta: l’interprete danza per uno spettatore che non è presente in quel momento e, indossato il visore, lo spettatore entra nella scena, cambia punto di vista, si avvicina al gesto e ne percepisce la presenza in modo nuovo.
Per noi l’innovazione tecnologica non è un semplice strumento, ma un’area creativa con una grammatica propria. Da qui nasce la necessità di sviluppare formati produttivi e modalità coreografiche pensate per lo schermo e per la visione immersiva: non un documento del live, ma opere costruite per un’esperienza diversa.
Questo percorso si è evoluto in progetti dedicati alla VR e in lavori che mettono in dialogo coreografia e immagine, fino a sperimentazioni più recenti che interrogano il rapporto tra performance e dispositivo. Oggi la ricerca incontra con decisione anche i luoghi della cultura, immaginando esperienze immersive capaci di offrire nuovi accessi al patrimonio e nuove forme di partecipazione.




