La raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini è l’ispirazione di Marcos Morau per la sua seconda creazione originale per i danzatori del CCN/Aterballetto. CENERI è l’omaggio di Morau a Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento.
«Mi chiederai tu, morto disadorno,
d’abbandonare questa disperata
passione di essere nel mondo?»(Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci)
Regia e coreografia Marcos Morau
Sound design Alex Röser Vatiché, Ben Meerwein
Costumi Silvia Delagneau
Luci CUBE
Produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
Coproduzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Prime rappresentazioni: 07-08/11/2026, Reggio Emilia, Festival Aperto – Teatro Municipale Romolo Valli
16 danzatori – 30′
Ciò che inizia come una celebrazione collettiva si trasforma progressivamente in una cerimonia di commiato. Alcuni corpi vengono allontanati, velati e simbolicamente sepolti da coloro che restano. Cenere e acqua cadono su di loro in un gesto che oscilla tra la punizione, il lutto e la benedizione.
Fin dall’antichità, le comunità hanno costruito rituali per onorare i propri morti e custodirne la memoria. Seppellire, coprire, lavare o vegliare un corpo non è mai stato soltanto un atto di addio, ma anche un modo per riconoscere che l’esistenza individuale continua a vivere nella storia collettiva. I morti rimangono tra i vivi attraverso il ricordo, i racconti condivisi e i gesti che una comunità decide di preservare.
In Ceneri, la cenere rimanda tanto alla scomparsa quanto alla permanenza. È ciò che resta dopo il passaggio del tempo, ma è anche la traccia materiale di una vita che si rifiuta di svanire completamente. L’acqua, invece, agisce come elemento di transizione e trasformazione: purifica, accompagna, benedice e permette il passaggio da uno stato all’altro. Insieme, cenere e acqua trasformano la scena in un rito ambiguo, nel quale non sappiamo se stiamo assistendo a un’espulsione, a un funerale o a un gesto d’amore collettivo.
La danza, la parola, la musica e la forza del coro trasformano il palcoscenico in uno spazio di confronto politico ed emotivo. Come in Pasolini, le ceneri non sono soltanto il residuo di qualcosa che è scomparso. Sono la traccia persistente di una domanda che continua ad accompagnarci.
L’immagine più contemporanea dell’opera non è soltanto quella di una comunità che si immunizza contro l’altro, ma quella di una generazione che cerca disperatamente di appartenere a qualcosa mentre teme di perdere ciò che la rende unica. In questa tensione convergono Gramsci, Pasolini e il nostro presente.
Marcos Morau
Marcos Morau condivide una dimensione di approfondimento creativo, poetico e sociale con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto. Non si tratta di dichiarare “residenze” o legami, che peraltro difficilmente possono appartenere ad un artista insaziabile e curioso come Morau. Piuttosto, vogliamo valorizzare un comune interesse per raccontare baricentri importanti del pensiero e dell’arte italiana.
Sullo sfondo di una società indubbiamente disgregata (ed è questo uno dei motivi ispiratori del prossimo spettacolo) il nostro accento si pone sull’importanza di non dimenticare quale dimensione universale e profonda possono avere l’arte e il pensiero italiani. Ecco la creatività incredibile di Ennio Morricone e la straordinaria lucidità intellettuale di Pier Paolo Pasolini. Due esempi forse ineguagliabili.
Mentre però Notte Morricone è uno spettacolo su Ennio, prima ancora che sulla sua musica, Ceneri è una creazione sul nostro tempo, sulle domande che ci suggerisce. E il pensiero di P.P.P. è solo uno spunto, un suggerimento da non dimenticare, perché difficilmente oggi si possono trovare parole migliori.
Come le seguenti, nelle quali ritrovo il bisogno del nostro CCN di guardare a quel che succede nel mondo che ci circonda, dagli spazi urbani concretissimi a quelli visionari dell’arte, in un dibattito (che non c’è) sul ruolo della cultura nei comportamenti micro e macro sociali contemporanei. (Gigi Cristoforetti – direttore)
«Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità.» (Pier Paolo Pasolini)
