IL MONDO DEI QUASI di Fernando Melo. Una nuova produzione dedicata all’infanzia del CCN/Aterballetto
In uno strano e giocoso mondo fatto di pareti morbide e in continuo movimento, due figure appaiono, scompaiono, giocano a nascondino e si cercano. Si avvicinano, si allontanano e si incontrano di nuovo in modi sempre diversi, come se fosse lo spazio stesso a giocare con loro. Intorno a loro, tutto è in costante trasformazione, pieno di piccole sorprese che rendono ogni incontro imprevedibile.
Attraverso il movimento, la sorpresa e l’immaginazione, lo spettacolo invita il giovane pubblico a entrare in un mondo in cui nulla è mai completamente fermo e incontrarsi è sempre un’avventura. Al centro, il lavoro riflette sul nostro profondo bisogno umano di connessione: su come ci avviciniamo agli altri e su come la connessione non sia sempre immediata, ma qualcosa che costruiamo attraverso curiosità, pazienza e gioco.
Entrando in contatto con queste idee, i bambini sono incoraggiati a riflettere sull’empatia, sulla comunicazione e sulla gioia di cercare di comprendere ed essere compresi.
Fernando Melo – Coreografo
Coreografia, scena, costumi Fernando Melo
Musiche Bill Evans, Laurent Dury
Realizzazione costumi Nuvia Valestri
Assistente alla coreografia Ivana Mastroviti
Danzatori Matilde Di Ciolo, Matteo Capetola
Produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
in collaborazione con Stazione Utopia
Durata 50 minuti
Fascia d’età: dai 4 ai 7 anni
Lo spettacolo è stato realizzato all’interno di “Alla ricerca della Meraviglia”, percorso di ricerca del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto per la realizzazione di una produzione dedicata all’infanzia.
Fernando Melo, coreografo
Fernando Melo, coreografo brasiliano attivo in Europa, sviluppa un linguaggio fisico intenso e teatrale, capace di unire dinamica, immaginario e dimensione emotiva. Le sue creazioni si distinguono per una forte qualità visiva e per una scrittura coreografica che intreccia energia, relazione e narrazione non lineare.
Elogio della meraviglia di Fernando Melo
Due pannelli neri, costruiti affiancando strisce elastiche che consentono alla coppia di danzatori – invisibili all’inizio della coreografia – di attraversala con disinvoltura, prima con le mani, poi le braccia, le gambe e, infine, il corpo nella sua interezza. Gli interpreti, Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola, esplorano la duttile struttura scenografica, ne sperimentano tanto le caratteristiche tecniche quanto le potenzialità espressive. I due pannelli, infatti, consentono apparizioni più o meno parziali e repentine sparizioni, inavvertiti scambi di posizione dei danzatori e misteriose ambiguità, mantenendo sempre desta l’attenzione degli spettatori e spostandone costantemente il punto di vista. Assecondando una partitura musicale in delicato e quasi impercettibile crescendo, i danzatori immergono il pubblico in una dimensione fluida e accogliente, in cui è spontaneo abbandonarsi allo stupore e alla meraviglia che la coreografia, costantemente variata, sa suscitare.
I danzatori giocano, con astuzia e destrezza, fra di loro e con gli oggetti di scena, dando vita a una coreografia rapida e cangiante, all’insegna di un divertimento scaltro e gioioso che fa pensare alle comiche finali, a Buster Keaton e al cinema muto. Di nuovo l’obiettivo è quello di evidenziare la sorprendente magia che la danza è in grado di suscitare, lasciando a bocca aperta per l’inatteso e mutevole microcosmo che è stata in grado di evocare sul palcoscenico.Laura Bevione – critico








